"Potare" (in tutti i sensi!) per rinascere



Gennaio, un po’ per tutti, è il mese della ripartenza. Inizia un nuovo anno, si pianificano i lavori da fare per i mesi che verranno e si cerca di dare nuova vita ai progetti in corso. La nostra società, in qualche modo, lo impone. La natura, a modo suo, pure.


Chi vive e lavora in campagna, lo sa bene. A gennaio, si rallenta. Alcuni animali lo fanno andando in letargo: hanno bisogno di recuperare tutte le energie prima della primavera, quando la vita esplode, il cibo è abbondante e ci si può riprodurre.


Un tempo, i contadini sfruttavano questo mese per dedicarsi ai lavori di casa e quando l’inverno regalava delle belle giornate di sole, ne approfittavano per qualche lavoro di potatura, una pratica indispensabile per donare nuova forza alle piante, proteggerle dalle malattie e migliorare la qualità dei frutti.


Potare, cioè “tagliare, recidere”, è un verbo che nasconde delle sorprese: deriva, infatti, dal latino putare, ossia “RITENERE, PENSARE” e, nel nostro caso, indica proprio la scelta che precede l’atto della potatura: il contadino, infatti, doveva sapere bene cosa andare a tagliare per non danneggiare la pianta.


Se ci pensiamo bene, per estensione, non è forse la stessa operazione che facciamo tutti quanti? Quando RITENIAMO che una scelta sia migliore di un’altra, quando SCEGLIAMO di percorrere una via al posto di un’altra, stiamo in qualche modo tagliando via, scartando l’altra opzione.


Sarebbe un bello spunto, affrontare gennaio con questa consapevolezza: potare quel che è di troppo, per dare linfa al nuovo che ci prepariamo ad accogliere e a costruire.


E allora, perché non sfruttare questo mese per provare a tagliare via il superfluo, via tutto ciò che ci sfianca, via tutto ciò che ci frena? Facciamo spazio intorno a noi e dentro di noi, e prepariamoci a rinascere, perché la primavera è proprio lì, dietro l’angolo.





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